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Decreto legge 98/2011
Novità per gli esercizi commerciali e di somministrazione di alimenti e bevande di località turistiche o città d’arte italiane
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La norma Brambilla, contenuta nel decreto legge 98/2011, in vigore dal 6 luglio 2011, prevede che gli esercizi commerciali e di somministrazione di alimenti e bevande che si trovano nelle località turistiche o nelle città d’arte italiane, così come da elenchi regionali, non siano più tenuti al rispetto degli orari di apertura e di chiusura, all’obbligo della chiusura domenicale e festiva e all’obbligo della mezza giornata di chiusura infrasettimanale. Questa liberalizzazione (art.35 c.6) afferma il diritto d’iniziativa economica privata e introduce una massiccia liberalizzazione in un settore strategico per l’economia, a vantaggio sia dei cittadini, che possono contare su servizi più accessibili e conciliare più facilmente i tempi di vita e di lavoro, sia dei turisti italiani e stranieri, che possono effettuare acquisti in più ore del giorno e in tutti i giorni della settimana. Su questa liberalizzazione, secondo un sondaggio Ipsos condotto all’inizio di luglio, hanno espresso un giudizio positivo 78 italiani su 100. Gli elenchi delle Regioni Le Regioni che hanno provveduto, sulla base della normativa precedente, a predisporre elenchi dei Comuni a vocazione turistica e delle città d’arte sono già in regola con la normativa sopravvenuta. Le Regioni ancora inadempienti sono tenute ad adeguare le proprie disposizioni legislative e regolamentari, ovvero a redigere l’elenco dei Comuni ad interesse turistico e delle città d’arte situate nel proprio territorio, entro il 1° gennaio 2012. La norma, per essere operativa, presuppone l’esistenza dell’elenco dei “Comuni a prevalente economia turistica e delle città d’arte” che il decreto legislativo 114/98 (riforma del commercio) prevede al c.3 dell’art.12. Secondo il testo, “entro 180 giorni” dall’entrata in vigore del decreto, le Regioni, “anche su proposta dei Comuni interessati e sentite le organizzazioni dei consumatori, delle imprese del commercio e del turismo e dei lavoratori dipendenti”, individuano “i Comuni ad economia prevalentemente turistica, le città d’arte o le zone del territorio dei medesimi e i periodi di maggiore afflusso turistico”. In caso di inerzia della Regione, cioè di elusione dell’obbligo di individuare i Comuni a vocazione turistica, ha diritto di ricorrere al Tribunale amministrativo il Comune che ha formulato una proposta di riconoscimento quale Comune “turistico” senza ottenere risposta oppure il titolare di un esercizio commerciale ubicato in un Comune che ha oggettivamente i requisiti per essere dichiarato Comune turistico o città d’arte attraverso la procedura del silenzio-rifiuto. In questo caso si potrà chiedere il risarcimento del danno emergente e del lucro cessante. La Regione, infatti, non ha una discrezionalità amministrativa, ma è tenuta a dichiarare un Comune turistico quando vi sono oggettivamente i presupposti per farlo. I regolamenti comunali I regolamenti comunali in contrasto con la normativa primaria, cui abbiano dato attuazione le Regioni predisponendo gli elenchi dei Comuni ad interesse turistico, vanno disapplicati, perché diventati contro la legge vigente. In quali Comuni si applica Riportiamo in allegato l’elenco dei Comuni a vocazione turistica che hanno risposto alla chiamata del Governo e che sono riportati sul sito istituzionale www.governo.it. Sono circa 1.500 Comuni per 12 Regioni e una provincia autonoma. Risultano assenti: Liguria, Umbria, Campania, Calabria, Sardegna, Abruzzo, Marche e Provincia autonoma di Bolzano. L’invito a sindaci ed esercenti che volessero approfittare della nuova normativa, le cui imprese hanno sede in tali Regioni, a verificare con l’ amministrazione regionale l’appartenenza del proprio comune a tali elenchi; nel caso essi non fossero mai stati prodotti, a seguire la procedura di ricorso al Tribunale amministrativo come sopra per fare valere il proprio legittimo diritto.

ELENCO COMUNI TURISTICI

15.11.2011 Ufficio Stampa Italia Turismo CIDEC
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